lunedì 5 giugno 2017

IL LUNGO - RUN-CCONTI DELL'ORRORE

Il lungo

Ale rientrò a casa felice. 
Quel Sabato mattina doveva fare un lungo. Ed era felice di averlo fatto, riuscendoci anche con un discreto tempo e senza essere troppo affaticato. 
Sapeva di avere ancora molti chilometri da fare prima di essere pronto per quella gara in montagna, l'obiettivo della stagione, ma era radioso. 
Viveva solo. 

Aprì la porta canticchiando e chiudendola rumorosamente alle spalle. L'appartamento era immerso in una luce calda che proveniva dalla porta finestra del terrazzo.  Sempre canticchiando si svestì in cucina, non c'era nessuno che lo poteva vedere, e se ne andò in doccia.  Fece una doccia veloce, l'appetito si faceva sentire, e si rivestì rientrando in cucina. 
Le finestre erano ampie e permettevano di dominare il paesaggio montano che restava fuori. Sorrideva felice, la forma stava crescendo. 
Pensando un po' al lavoro, un po' alla corsa, un po' alle spese sempre più crescenti, meccanicamente si era trovato in piedi a mangiare un'ottima pastasciutta alla canapa ed amaranto con sugo di capperi ed olive. Non amava cucinare, neanche mangiare, si limitava a nutrirsi e spesso così ... in piedi.

Aveva il pomeriggio libero. Nessun impegno. 
Decise di andare a leggere un buon libro coricandosi sul letto, accompagnandosi con una birra leggera.
La stanchezza della mattinata, la birra, od il noioso libro che stava leggendo, dopo un po' portarono le sue palpebre a cominciare a chiudersi. Dolcemente si lasciò andare tra le braccia di Morfeo cercando la posizione migliore. 
Per un fastidioso spiffero di aria che proveniva dalla finestra leggermente aperta, Ale iniziò ad avere freddo e si raggomitolò con le mani tra i polpacci. L'indice cozzò su di una crosticina di sangue, che meccanicamente tolse. Stava per lasciarsi andare completamente al sonno quando, la sua fobia delle malattie, lo portò a cercare di ricordare dove e quando si fosse ferito. Vuoto. Nessun indizio. 
Annebbiato oramai dal sonno che lo aveva abbondantemente avviluppato, si sforzò di guardarsi il polpaccio per verificare la grandezza della crosticina e che non spurgasse ancora sangue o pus. 
Non era sicuro se stava vedendo o sognando. La crosticina, che aveva tolto, aveva aperto un piccolo buco sopra ad un bubbone. Tutto faceva pensare ad un grande foruncolo, che, automaticamente, cercò di schiacciare per fare uscire il solito liquido giallastro. 
Oramai se ne stava disinteressando, per tornare finalmente a dormire, quando con l'ultima occhiata vide una e poi due vespe uscire dal bubbone.  Quel bubbone sembrava più un bozzolo, un nido.

Le vespe iniziarono a volargli attorno. 
Ale non ricordava di aver sentito, durante la giornata, una puntura di insetto, neanche durante il suo lungo della mattina, ma visto i luoghi attraversati, non lo poteva escludere. 
Comincio ad essere infastidito dalla situazione, oltre che leggermente impaurito. 
Le vespe sembravano fare una macabra danza e continuavano a ronzargli attorno.  Che lo vedessero come la loro regina? 
Una di loro andò sotto l'ascella sinistra. Ale resistette per un po' ma poi fu più forte il desiderio di scacciarla. Con la mano destra la fece ruzzolare nell'aria. Questa non gradì, pungendolo sulla spalla sinistra. Anche tutte le altre, senza alcun ragionamento prevedibile, copiarono la loro gemella scagliandosi su Ale.
Solo quel giorno Ale scoprì di essere allergico alla puntura di vespa. Lo scopri con suo malincuore o meglio .... crepacuore.

Alcuni giorni dopo, i vicini di casa chiamarono la disinfestazione per un fastidioso nido di vespe sotto la grondaia della camera di quella vicina casa, oramai sfitta, che era stata di Ale.



 by Doris Lorenzo

venerdì 21 ottobre 2016

Freedom

Freedom 

“Il conformismo è il carcere della libertà e il nemico della crescita.” 
John Fitzgerald Kennedy

So di essere fissato con la libertà. 
Mi sono stretti tutti i tipi di legami (nella mia vita ne ho scelti due, sono contento, ma sono sufficienti). In tutto quello che faccio, non voglio legare nessuna persona; persino la asd di cui sono presidente, non ha magliette di riconoscimento, stendardi, striscioni etc. Sono conscio che questo limita gli aderenti (l’uomo tra i suoi bisogni ha quello di appartenenza, è un bisogno innato, insito, istintivo) … ma io non riesco a ‘sfruttare’ questa opportunità per fare gruppo, iscritti, numeri. 
Io voglio essere libero da tutti questi legacci e circondarmi di persone altrettanto libere.

Ma cos’è la libertà? Quanti se lo chiedono davvero? (*)

La riflessione nasce da quanto mi è successo nelle ultime settimane di Settembre …

Io per primo sono schiavo del lavoro, degli impegni familiari, della burocrazia del vivere. Ma il tempo che mi rimane lo voglio come un foglio bianco dove scriverci la mia vita. Improvvisandola, stupendola, coinvolgendomi, emozionandola ed emozionandomi. Aperto al momento.

Un’ambito dove esprimere tutto questo è la corsa, il trail running.
Con mio terrore ed angoscia però sto trovando sempre meno amici e conoscenti liberi di andare, di correre e basta (vedi anche il mio articolo sul well-being).

No, non hanno mille impegni di lavoro, familiari, impegni burocratici dati dal vivere moderno (certamente anche), ma hanno mille impegni di sport. Beh, poco male, posso capire che per domani una persona si sia già programmata, e anche per il prossimo fine settimana. Comprensibile. 
“Come? Ah, tutto il mese hai già impegni di gare? No, scusa ho capito male: questo ed anche tutto il prossimo mese?!”. Ma cos’è un lavoro!?! Vuoi dirmi che un’uscita tra amici, un appuntamento particolare, coinvolgente e che difficilmente potrà ripetersi (magari per la presenza di persone che abitano lontano) … “non lo puoi programmare prima di tre mesi?!?”. 

Si, lo so che le gare importanti richiedono un’iscrizione anticipata di mesi … ma ogni domenica hai gare importanti, uniche? Sappiamo entrambi, invece, che ogni Domenica ci sono decine di proposte che si cannibalizzano i partecipanti! 

Ok, capisco, “ma per questa Domenica non puoi ‘fare uno strappo alle regola’? Ah, hai già pagato e ti spiace perdere i soldi dell’iscrizione”. Ok, quindi la tua libertà è stata quella di legarti, pianificarti, vincolarti per mesi?!

Ora comprendo anche perché se arriva un infortunio, od un impedimento vero, qualche atleta va fuori di testa. Forse stiamo vivendo anche la corsa, il trail running, lo sport (**) come un impegno. Posso capire l’agonista, il professionista. Ma tanti, non professionisti, lo stanno vivendo da professionisti, come un lavoro. Riappropriamoci del nostro tempo, della nostra libertà. Non è un dramma arrivare al Venerdì ed avere davanti il fine settimana ancora come un foglio bianco su cui scrivere. Potremo fare qualcosa di nuovo o lasciarci guidare dal cuore. Magari arriva proprio una telefonata (forse più realistico un messaggino WhatsApp) imprevista che ti apre un nuovo e fantastico scenario, e al più: “Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli.” 
Arthur Schopenauer

… e potresti essere proprio tu a proporre qualcosa di speciale liberando la tua immaginazione. Carpe diem. 


(*) Libertà: in latino i "liberi" sono i figli, e ancora oggi le liberalità sono i doni incondizionati. 

(**) Sport: dal latino deportare, composizione della parola de, che significa allontanamento, e portare, proprio del suo significato. Quindi deportare significa portarsi lontano, e questo portarsi lontano stava a significare uscire fuori porta dalle mura cittadine per svolgere attività fisiche.